Con questo articolo continuano le interviste per conoscere meglio il mondo del benessere olistico e i suoi operatori.
Nell’articolo precedente avevamo intervistato Cristina Fasano, che ci ha raccontato del suo progetto “NaturAli – corpo e oltre”.
Cristina aiuta le donne che si sentono rigide, ansiose e sbagliate nella sessualità a riconnettersi al piacere, mettendo al centro l’amore per sè e l’amore di coppia.
Oggi invece siamo in compagnia di Roberta Cazzella, psicologa e promotrice del benessere psicologico.
Ciao Roberta, raccontaci chi sei e cosa fai
Mi chiamo Roberta Cazzella e sono una Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Puglia. Svolgo consulenze individuali e di gruppo, di sostegno, prevenzione e promozione del benessere psicologico.
Mi occupo di gestione dell’ansia e dello stress, sviluppo e potenziamento dell’autostima, gestione delle relazioni familiari, supporto alla genitorialità, promozione e sviluppo del benessere mente-corpo. Il mio intervento si rivolge ad adolescenti, giovani adulti, adulti e a coppie.
C’è una frase di Erich Fromm che credo rappresenti al meglio l’obiettivo del mio lavoro, che dice: “Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso” questo perché con il mio lavoro da psicologa, aiuto le persone a scoprire se stessi e a sentirsi liberi di esprimersi, perciò di “darsi alla luce”.
Nel mio lavoro soprattutto con i gruppi utilizzo molto le tecniche teatrali e arteterapeutiche perché ho constatato con lo studio e l’esperienza in prima persona che esse permettono di abbassare le resistenze dettate talvolta da schemi o “copioni” sociali e culturali e di entrare in contatto con le proprie emozioni e i propri vissuti, divertendosi. Permettono di aumentare la propria creatività e di liberarsi dai pregiudizi verso se stessi.
Inoltre, sin dai tempi dell’università mi sono interessata alla relazione che c’è fra il corpo e la psiche; In particolare, approfondendo gli studi della Psicosomatica e della Psicofisiologia Clinica, posso affermare che il rapporto tra mente e corpo è bidirezionale e circolare.
Per questa ragione mi sono specializzata nell’utilizzo di tecniche di rilassamento come il training autogeno e immaginative come la visualizzazione guidata che attraverso la gestione dei sintomi fisiologici e l’induzione di determinati stati emotivi, permettono di riappropriarsi di quella totalità del sé fondamentale al benessere a 360° della persona.
Come sei arrivata a sentire che era quello che volevi fare?
Ho sentito che questa era la mia strada, appena mi sono scoperta e ho trovato beneficio dal rapportarmi a me stessa in un modo nuovo.
Prima fra tutte l’arte – in particolare il Teatro e la Danza – mi ha aiutata a dare voce e forma alle mie emozioni e questo è stato già per me terapeutico, poi ho visto che essa attraverso la creatività e il gioco, poteva essere un canale per far star bene anche gli altri e mi sono avvicinata alla psicologia. Ho iniziato l’università e parallelamente ho iniziato l’esperienza come Clownterapeuta di corsia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, in particolare nei reparti di pediatria con i più piccoli e in psichiatria con gli adulti. Le esperienze successive mi hanno formata come professionista facendomi avvicinare al mondo dei ragazzi dapprima presso il centro di psichiatria e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza (il “CEPSIA” dell’Asl di Lecce) e poi presso lo sportello di ascolto di una Scuola Superiore di Brindisi.
Sentire che mentre facevo del bene a me stessa, facevo stare bene anche gli altri, ha alimentato la mia passione e motivazione fino a farle diventare oggi, il mio lavoro.
Ogni volta che un paziente va via, oppure dopo un incontro di gruppo, mi sento riempita di benessere.
Io svolgo un lavoro che mi fa stare bene, ed è questo quello che poi cerco di trasmettere a chi si rivolge a me: scegliere sempre ciò che fa stare bene.
In che modo quello che fai può essere utile ad altre persone?
Per capire in che modo può essere utile il mio lavoro, devo spiegare cosa fa lo psicologo secondo l’approccio da me utilizzato.
Il mio sguardo va alla salute della persona – più che ai problemi – e al percorso di sviluppo del benessere all’interno della sua storia di vita. Per tale ragione, nel mio lavoro cerco sempre di valorizzare l’ unicità del paziente aiutandolo a fare lo stesso verso se stesso.
In quest’ottica, lo psicologo aiuta a scoprire i punti di forza della persona grazie ai quali è possibile un cambiamento nella direzione di benessere da lei voluto.
E’ la relazione psicologo – paziente ad essere
curativa e riparativa poiché all’interno di essa si accoglie e si restituisce in una forma nuova ciò che la persona porta, avviene perciò un cambio di prospettiva insieme ad un ridimensionamento dell’emozione provata.
In questo modo, è il paziente che “si serve” della relazione con lo psicologo per imparare a vivere la relazione con se stesso. Vale a dire: farsi aiutare per imparare a fare da soli. E “fare da soli” implica anche riconoscere quando si ha bisogno dell’aiuto di un professionista.
Questo modo di relazionarsi con se stessi, è molto utile sia individualmente per il benessere della persona e di conseguenza per le azioni che si compiono in società, sia per i gruppi di lavoro: pensiamo ai docenti che accompagnano i bambini e i ragazzi durante lo sviluppo, ai medici a contatto con le sofferenze, alle aziende con alti livelli di produttività e lavoratori sempre più in burn-out etc.. tale lavoro di supporto e di presa di consapevolezza può essere utile per aumentare la qualità delle azioni e produrre maggiori benefici sociali.
Credo che funzioni al meglio solo una società che sia in grado di gestire le difficoltà dando ascolto anche ai bisogni psicologici dei propri componenti.
Raccontaci una storia che ti ha colpito particolarmente durante il tuo lavoro
Mi hanno colpitotutto le storie, perché sono frutto di vissuti che hanno portato quelle persone a chiedere aiuto. Ho conosciuto storie di ragazzi a cui è stato chiesto di prendersi carico delle proprie situazioni familiari , ma anche storie di genitori in difficoltà, che si sono colpevolizzati per
gli errori commessi e poi sentiti sollevati nel rendersi conto che sbagliare è inevitabile e che c’è sempre un modo per rimediare agli errori, storie di adulti e coppie – ognuno nel proprio momento di vita – che scelgono di prendersi cura delle
proprie ferite insieme ad un professionista.
Tutte queste storie hanno in comune il cambiamento. Ed è proprio tale processo che mi colpisce: ciò che sta in mezzo tra il dolore e la rinascita, e che anche io vivo insieme a chi
si rivolge a me.
Che progetti hai per il futuro?
Posso dire finalmente che il mio futuro è il mio presente.
Mi piace perché questo è un lavoro che richiede in egual misura responsabilità e creatività e per questo mi stimola sempre a fare del mio meglio.
Mi piacerebbe continuare il mio lavoro con gli adolescenti nelle scuole lavorando su tematiche come l’autostima e il rapporto con il proprio corpo, il bullismo e il cyberbullismo, le nuove tecnologie e altre tematiche emergenti, per sostenerli in una fase delicata come quella adolescenziale, in cui si definisce se stessi anche e necessariamente attraverso il conflitto. Avviare percorsi di gruppo di sostegno alla genitorialità, continuare a promuovere percorsi di gestione dello stress e dell’ansia, di sviluppo dell’autostima attraverso le tecniche di rilassamento, tecniche creative e ludiche. Sicuramente continuare anche con le consulenze individuali di supporto e terapia psicologica. Tutto questo approfondendo sempre di più tematiche e tecniche inerenti ai miei ambiti di intervento.
Insomma, il mio progetto l’ho già avviato, sento di essere sulla mia strada quindi mi auguro di continuare a percorrerla nel migliore dei modi per me possibile.