Il 18 dicembre è andato in scena lo spettacolo “T(h)ree” della compagnia teatrale Carrozza 3.
Tra i tanti strumenti che abbiamo a disposizione per creare consapevolezza, il teatro è uno dei miei preferiti. Nel 2019, durante un laboratorio di teatro, ho conosciuto Francesco e Angelo. Francesco aveva un progetto in mente, aveva scritto un testo e da tempo sentiva di volerlo portare alla luce. Angelo aveva la passione per la recitazione e insieme hanno deciso di coinvolgermi in questo viaggio straordinario.
Una storia che parla di territorio, amicizia, amori, rimpianti, partenze e ritorni, treni in attesa e stazioni abbandonate. In scena: tre ragazzi nati in Salento, con esperienze di vita così diverse ma così intimamente simili, che danno vita a tre curiosi personaggi e a quelle che potrebbero essere le vicissitudini di tanti. Di quelli che hanno lasciato la propria terra per cercare fortuna altrove. Di quelli che sono rimasti, di quelli che sono rimasti sospesi nell’attesa di un ritorno. Didi e Gogo: due personaggi a bordo di un treno, che vorrebbero non vedere le brutture del mondo esterno. Ma che, loro malgrado, verranno richiamati alla realtà da un mondo che chiede di essere Visto e riconosciuto.
E poi l’alchimia con il pubblico, l’emozione di chi riconosce e si riconosce nelle tematiche trattate. Una storia collettiva, che ha trovato in noi tre un canale per essere portata alla luce.
Un processo interiore, prima ancora che un lavoro degli attori sul copione. Un teatro che smette di essere per pochi, ma che parla alla pancia e a tutti quei nodi in gola di chi sa cosa significhi andar via.
Il 18 dicembre si respirava un’atmosfera magica, in un evento di grande impatto emotivo.
Un rituale collettivo in cui abbiamo omaggiato la nostra terra, i nostri antenati, l’importanza di onorare le radici, gli ulivi che tanto hanno donato ai salentini per intere generazioni.
L’avventura di questo spettacolo continua, annunceremo presto nuove fermate, in nuove stazioni.
“Puoi scegliere di non ricordare. Puoi scegliere di non vedere. Ma non puoi fuggire da ciò che sei.”
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